Ceramica tra Medioevo e Rinascimento - in cucina

La ceramica da cucina, dispensa e illuminazione

Nel cortile del castello è stato messo in luce un ambiente di modeste dimensioni interpretato come cucina, il cui uso sembra essere stato interrotto bruscamente alla fine del XV secolo, stando anche al rinvenimento di una moneta di re Alfonso I il Magnanimo (1435-1458).

Anforetta dipinta (XVI secolo) Cliccare qui per ingrandire

In un angolo di questo ambiente si è rinvenuta la base di un focolare con, all'interno, resti di pasto ed un piccolo servizio di pentole, di anfore per la conservazione dei liquidi e di misurini/salsiere. Questo ritrovamento consente di datare con precisione alcuni oggetti in ceramica, destinati alla cottura dei cibi, che per tutto il corso del Medioevo hanno subito pochi cambiamenti. Dalla cucina quattrocentesca provengono delle piccole pentole, in un impasto di argilla appositamente realizzato per poter sopportare sbalzi termici, destinate probabilmente a cuocere porzioni di cibo individuali. La cottura avveniva accostando direttamente il recipiente alla fonte di calore e non sovrapponendolo direttamente: lo testimoniano anche le frequenti tracce dell'ultima esposizione al fuoco, che si limitano ad una sola zona dei vasi. L'interno di alcuni di questi era rivestito di vetrina trasparente, che li rendeva impermeabili e più facili da pulire.


Piccoli contenitori, molto simili tra loro nella forma ma con capacità diverse, anch'essi talvolta invetriati internamente, dovevano invece servire come misurini o contenitori di spezie, queste ultime molto usate in cucina proprio sulle carni bollite (quelle "esotiche" per i signori, quelle "locali", per i villani), ed abbandonate solo nel Seicento, quando si guarderà con disprezzo alla "spezieria medievale", in favore del gusto dei cibi al naturale.

Ceramica invetriata con decorazione dipinta “a ingobbio” (seconda metà XVI/XVII secolo). Cliccare qui per ingrandire

Gli scavi del fossato del Borgo hanno invece restituito pentole di dimensioni più grandi, databili alla fine del Cinquecento. Esse ci forniscono esempi dei mutamenti dei contenitori da fuoco nel corso del XVI/XVII secolo, riflesso probabile di cambiamenti degli usi nella cucina rinascimentale. Le decorazioni dipinte in bianco rappresentano una tradizione che, dal primo Rinascimento, si è poi perpetuata fino ai giorni nostri, come testimoniano le produzioni di ceramiche tradizionali nel Salento attuale. Nelle dispense, invece, era tipico l'uso di contenitori in ceramica, anfore di dimensioni diverse per conservare temporaneamente piccole riserve di vino ed olio, e grandi olle acquarie, con decorazione dipinta in bruno o rosso. Grande fu la diffusione di questi contenitori, anche nella variante non decorata, considerato che l'argilla, più di altri materiali (il legno ad esempio) ben si adatta a mantenere fresche le bevande. Anche l'illuminazione degli ambienti era affidata, nel Medioevo come nel Rinascimento e fino alle soglie del '900, prevalentemente a oggetti in ceramica, fatti funzionare, con oli appositamente destinati per quest'uso. Le lucerne, come le pentole, subiscono pochissimi cambiamenti nel corso dei secoli; nel Basso Medioevo diventano sempre più frequenti quelle rivestite di vetrina trasparente, mentre alla fine del Quattrocento cominciano a comparire lucerne dalle forme più eleganti e slanciate che rispecchiano cambiamenti di gusto che diventeranno più evidenti nel pieno dell'età Rinascimentale, con la comparsa di lucerne smaltate in bianco e di appositi sostegni ad alto fusto.