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La famiglia Protonobilissimo, d'origine amalfitana, si trasferì al tempo di Manfredi di Svevia
(1250-1266) da Sorrento a Napoli. Conosciuti anche come "Faccipecora", i Protonobilissimo,
insigniti del titolo di principi, divennero, nel 1438, con Florimonte, signori del feudo di Muro,
grazie a Giovanni Antonio del Balzo Orsini, principe di Taranto. Florimonte promosse una strategia
politica ambigua, favorendo gli Aragonesi e partecipando alla congiura ordita da questi ultimi
contro gli Orsini, alleati dei d'Angiò. Fu probabilmente la sensibile e gentile consorte Isabella
Acquaviva a mitigare la condotta dispotica del marito, riscuotendo per tal motivo e per la
magnanimità dei suoi modi un largo consenso tra i sudditi. Giovanni Francesco I, succeduto nel
1463 al padre Florimonte, fedele alla causa di Ferdinando d'Aragona, trovò invece prematuramente
la morte combattendo a Firenze contro i Medici nel 1478. A lui successe il primogenito Giovanni
Francesco II che guidò gli abitanti di Muro alla difesa di Otranto, assediata dai Turchi nel 1480. Nel
corso delle operazioni militari lungo la costa idruntina, il principe di Muro, alla testa di un piccolo
esercito di fedelissimi concittadini, fu catturato dai Turchi e condotto come ostaggio nella città di
Valona. Qui condivise i mesi di prigionia col compagno d'armi ed amico Francesco de' Monti,
marchese di Corigliano, esponente di una famiglia con la quale i Protonobilissimo stringeranno
successivamente diversi legami parentali e vincoli d'alleanza.
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Nel periodo del viceregno, il feudo di Muro, del quale sono ancora signori i Protonobilissimo, passa
a Giovanni Francesco III, uomo d'armi, e poi a Giovanni Battista I, unito in matrimonio con
Cornelia de' Monti di Corigliano, feudatario-tiranno sempre pronto ad esigere continui diritti
personali "in casa e fuori, leciti e illeciti"; egli tuttavia promosse l'ingresso e l'insediamento in città
dei Frati Predicatori: a lui si deve, infatti, la fondazione a Muro del Convento dei Padri Domenicani,
con le rispettive donazioni e i privilegi per la nuova comunità religiosa. Il figlio e successore
Giovanni Francesco IV, secondo tradizione uomo onesto e saggio, promosse, sempre a Muro, la
fondazione di un monte di pietà unitamente ad altre istituzioni cittadine. Grazie al suo
interessamento e alla sua devozione furono portati a compimento i lavori del convento domenicano
e fu edificata l'imponente chiesa ad esso adiacente. Il legame tra i Protonobilissimo e il convento
dei Domenicani non si esaurisce con la sua morte: il figlio, Francesco, caduto a Casalmonferrato nel
1630, mentre combatteva contro i Francesi, dispone nel testamento la costruzione di un tabernacolo
per "riponere il Santissimo Santo Spirito" e la volontà di essere sepolto nella chiesa del convento in
un "honorato tumulo" con una statua di marmo che lo raffiguri con l'armatura "a guisa di
Capitanio". Ma non dimentica neanche i suoi sudditi, istituendo un lascito in ducati per il
matrimonio di una povera orfana del luogo.
A Francesco, animato da sincero legame con gli abitanti di Muro, seguì il fratello Desiderio,
responsabile invece di "infinite vessazioni, estorsioni, immorali taglie e gravami", tanto da
provocare una rivolta popolare, quando, nel 1647, fu preso d'assalto e devastato il Palazzo del
Principe.
Giovanni Battista II, il mite figlio di Desiderio, sostenuto dalla moglie Caterina Pignatelli, favorì
dal canto suo un'azione politica mirata a stemperare i rancori popolari. Ma, morto il suo successore,
Alfonso Protonobilissimo (1734), la famiglia dei "Faccipecora" si trovò divisa in due opposte
fazioni, da un lato i sostenitori di Giovanni Battista IV, dall'altro quelli di Domenico, suo fratello. A
seguito di alterne vicende, l'ultimo dei Protonobilissimo, signori di Muro, fu proprio Giovanni
Battista IV che morì, forse di crepacuore e senza lasciare eredi, a Napoli nel 1774, mentre la
popolazione di Muro, afflitta dalle tasse e stanca dei soprusi, reagiva facendo ricorso a re
Ferdinando IV.