Il Palazzo del Principe

Dai castelli ai palazzi

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Nel Salento, nell'arco di circa due secoli, si assiste a una radicale trasformazione dei vecchi fortilizi. Le modalità con le quali fra Cinque e Settecento i nobili trasformano le loro proprietà sono varie. Alcuni castelli, esclusi dal processo di riconversione, mantengono il loro carattere originario (Lecce, Gallipoli, Otranto, Copertino), altri palazzi nobiliari sono invece nuovi progetti che impiegano un linguaggio fortemente debitore nei confronti dell'architettura dei castelli; in essi coesistono sia la tipologia del castello che quella della residenza aristocratica (Casamassella, Cannole, Lizzanello).


Talvolta l'esterno mantiene l'aspetto di fortilizio, mentre sono soprattutto i cortili a essere coinvolti nelle opere di trasformazione (Morciano, Ugento, Giuliano). In numerosi casi i torrioni difensivi sono inglobati all'interno delle nuove fabbriche: dall'intervento cinquecentesco di Lucugnano a quelli di Racale e Taurisano, ma talvolta la compenetrazione in facciata fra fortilizio e palazzo è tale che si riescono a malapena a enucleare le parti della precedente struttura difensiva (Monteroni, Alessano). A Tricase, lo spazio compreso fra due torrioni medievali è colmato intorno alla metà del Seicento con l'inserimento di un lungo corpo dall'andamento a scarpata e cordone marcapiano.

Anfora in ceramica graffita (metà XVI/XVII secolo) Cliccare qui per ingrandire

Rientrano in un'altra logica d'intervento le costruzioni alle quali, soprattutto nel Settecento, sono aggiunti nuovi corpi di fabbrica senza che vi siano interventi di mascheramento: a Campi si deve probabilmente a Mauro Manieri la nuova ala (1724); a Novoli il "clan" dei Cino realizza per conto dei Mattei un braccio basso con al disopra una fontana a tre arcate. Interventi più radicali sono quelli di azzeramento della preesistenza con conseguente ricostruzione ex novo della fabbrica: del fortilizio si conserva solo il sito. Noti sono i casi di palazzo Guarini a San Cesario (primo trentennio del Seicento) e di palazzo Granafei a Sternatia, con facciata scandita da fasce orizzontali e verticali, assegnata a Mauro Manieri (1740 c.).